Visto da destra - ASTENSIONISMO RECORD

di Pierluigi Biondi

17 Dicembre 2008   08:01  

Astensionismo record. È questo il dato che resta delle elezioni regionali. Lo scriviamo mentre lo scrutinio è in corso, per cui non si corre il rischio di scivolare nell’analisi dei risultati definitivi. Rispetto al 2005 più di 15 abruzzesi su 100 hanno deciso di disertare le urne. In valore assoluto quasi un elettore su due ha deciso di non esprimere il proprio voto. La disaffezione è palpabile, evidente. Questa volta non c’è la scusa della bella giornata di sole che spinge alla gita fuori porta o dello scarso interesse per la competizione, come accade in occasione dei referendum, o ancora delle liste pre-confezionate. Eppure gli ingredienti giusti c’erano tutti: il tempo è tale da scoraggiare qualsiasi ipotesi vacanziera, la Regione è un’istituzione molto presente nella vita dei cittadini (basta pensare alla sanità, all’edilizia scolastica, all’ambiente, solo per fare alcuni casi), la gamma dei candidati da scegliere era varia ed assortita. A tutto ciò si dovrebbe aggiungere il legittimo sentimento di rivalsa di una terra che si è visto sbattutta, per settimane, sulle prime pagine di tutti i giornali come fosse il paradiso della corruzione e del malaffare. Eppure. Stavolta – passata l’ubriacatura per i vincitori e la delusione per gli sconfitti – è bene che la politica si interroghi e si chieda il perché di questa freddezza diffusa, di questo moto di sfiducia che non può lasciare indifferenti. È compito di ognuno di noi (di coloro i quali hanno incarichi politici o amministrativi) capire come riallacciare il dialogo con chi ha la sovranità della scelta: il popolo. Farlo al di là delle belle parole e delle vuote assunzioni di impegno. Aprire i palazzi del potere – anche quelli più piccoli dove, magari, di potere se ne esercita ben poco – al confronto, allo scambio di idee. Per riconsegnare la politica a quel ruolo di guida illuminata della società che ha saputo ricoprire fino a qualche anno fa e toglierla, una volta per tutte, dalle grinfie di campagne elettorali sempre più mediatiche, costose e clientelari.


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