Autismo in Abruzzo, esplode il caso: solo 15 posti su 56 previsti

29 Aprile 2026   09:49  

Scontro sulla residenzialità per adulti autistici: associazioni denunciano carenze strutturali, famiglie in difficoltà e una programmazione giudicata insufficiente sul territorio regionale.

Si accende il dibattito sul tema autismo in Abruzzo dopo la denuncia di Autismo Abruzzo Onlus, che punta il dito contro una programmazione ritenuta insufficiente sul fronte della residenzialità per persone autistiche adulte. Al centro delle contestazioni i numeri: a fronte di un fabbisogno stimato dalla stessa Regione in 56 posti, ne risultano programmati soltanto 15, mentre fino al 2028 resterebbero sostanzialmente confermati i soli 12 posti già attivati dalla Asl di Chieti, considerati da tempo saturi.

L’associazione evidenzia come la recente delibera di Giunta 184 del 14 aprile 2026, pur annunciando un rafforzamento della rete attraverso nuovi ambulatori dedicati e il potenziamento dei centri diurni, non offrirebbe risposte concrete sul nodo più delicato: quello dell’assistenza residenziale continuativa per adulti con bisogni complessi.

Secondo la Onlus, la situazione sarebbe già emergenziale. Dall’inizio dell’anno si contano cinque nuove richieste di inserimento, che si aggiungono a quattro cittadini abruzzesi già collocati in strutture fuori regione, tra Molise ed Emilia-Romagna, con costi che possono superare 250 euro al giorno. Risorse che, secondo l’associazione, potrebbero essere investite per creare servizi stabili in Abruzzo, generando assistenza, competenze e occupazione.

Particolarmente critico, viene sottolineato, il fatto che alcuni posti sarebbero già previsti sulla carta — 10 nella Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila e 8 nella Asl di Teramo — ma non ancora attivati né finanziati. Una situazione che, secondo le famiglie, alimenta contenziosi e lascia i caregiver soli davanti a percorsi spesso complessi.

Ancora più delicato il capitolo che riguarda i minori con autismo. L’associazione denuncia l’assenza, nella programmazione regionale, di strutture residenziali dedicate a bambini e adolescenti con bisogni sociosanitari elevati. Un vuoto che, in alcuni casi, finirebbe per spostare il problema verso case famiglia non specialistiche, considerate non adeguate a gestire quadri complessi.

“Un bambino autistico diventa adulto”, ha ribadito il presidente Dario Verzulli, rilanciando il tema della continuità assistenziale e definendo insufficiente una programmazione che investe sull’età evolutiva senza costruire percorsi strutturati per il dopo.

Nel mirino anche la distribuzione delle risorse previste dalla DGR 408/2025, giudicata squilibrata tra le diverse Asl e tra i differenti livelli assistenziali. Per questo la Onlus chiede alla Giunta regionale un intervento immediato: finanziamento dei posti previsti, attivazione delle strutture non operative, superamento delle disparità territoriali e un cronoprogramma per arrivare ai 56 posti residenziali indicati come necessari.

Una richiesta che riporta al centro una questione che, secondo le associazioni, non riguarda solo i numeri, ma il diritto alla presa in carico e alla continuità di vita di centinaia di famiglie.


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